Pubblicato il: 02/07/2024

Attualmente all’esame del Governo c'è la proposta di estendere a tutti i dipendenti pubblici la possibilità di pensionamento anticipato, che consente l’uscita dal mondo del lavoro a chi ha accumulato almeno 41 anni di contributi indifferentemente dall’età del lavoratore.

Il meccanismo, noto come Quota 41, è ad oggi una pratica già in vigore, ma riservata ai lavoratori precoci. Solo a questi ultimi è offerta la possibilità di maturare i requisiti con 41 anni di contributi, invece dei 42 e 10 mesi richiesti per gli uomini e dei 41 anni e 10 mesi per le donne.

Ma quali sono, più nel dettaglio, i requisiti previsti per il prepensionamento con Quota 41?

Ad oggi, come si anticipava, la possibilità di andare in pensione con Quota 41 è in vigore per alcune categorie specifiche, ovvero i lavoratori precoci, cioè coloro che a 19 anni hanno già accumulato 12 mesi di contributi.
Occorre, tuttavia, soddisfare ulteriori requisiti (confermati anche per il 2024) per poter rientrare nella suddetta agevolazione.

In particolare, deve trattarsi di:

a. lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;
b. lavoratori dipendenti o autonomi con una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
c. lavoratori dipendenti o autonomi che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 della legge 104. Dal 1° gennaio 2018 sono stati inclusi anche i soggetti che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
d. lavoratori dipendenti che, al momento del pensionamento, svolgono da almeno sei anni in via continuativa negli ultimi sette anni o da almeno sette negli ultimi dieci anni i lavori gravosi di cui al d.m 5-2-2018;
e. lavoratori dipendenti addetti a mansioni usuranti o lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate l'anno.

Adesso la nuova proposta punta ad estendere un’uscita anticipata dal lavoro con Quota 41 anche ai lavoratori che soddisfano i seguenti requisiti:

  • aver maturato 41 anni di contributi, calcolati esclusivamente con il metodo contributivo (non è previsto un requisito di età anagrafica);
  • essere dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Tuttavia – occorre evidenziare – l’assegno pensionistico verrebbe calcolato con il metodo contributivo, ovvero il sistema che determina l’importo della pensione sulla base della quantità di contributi versati. Questo metodo ha delle implicazioni economiche: adottando il sistema contributivo, l’assegno pensionistico potrebbe infatti subire una diminuzione fino al 20%.
Pertanto, qualora dovesse diventare una realtà, occorrerà valutare accuratamente se scegliere questa opzione di prepensionamento.

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